Dopo il comunicato dell’armistizio il fonogramma previsto non fu diramato e continuò a non esserlo perché – racconta il colonnello Torsiello – il capo del governo Badoglio rispose negativamente alla richiesta del Comando supremo (Ambrosio), al quale il Capo di stato maggiore (Roatta) aveva chiesto l’autorizzazione a diramarlo. Il ministro de Courten riunisce gli ammiragli comandanti delle squadre navali, fra cui l’ammiraglio Bergamini,capo delle forze navali da battaglia, per orientarli sulla situazione. Radio Londra trasmette, con un comunicato della Reuter, la notizia che il governo italiano ha firmato l’armistizio. Il ministro della marina De Courten trasmette un promemoria allo Stato maggiore generale, confermando l’opportunità che il grosso della flotta si trasferisca dalla Spezia e da Genova alla Maddalena invece che a Malta; suggerisce anche di proporre agli Alleati l’impiego delle tre corazzate italiane, con i propri equipaggi, nella guerra contro il Giappone nel Pacifico. Hitler ricerca la Chiesa. Per radio torna a farsi udire l’inno dei fascisti, si affacciano un po’ titubanti per riprendere potere all’ombra della protezione tedesca. Forse il generale Caracciolo non si è ricordato di quest’ultima avvertenza, contenuta in un documento che gli è stato letto ma non consegnato; e sicuramente la frase di Badoglio non fornisce autorità di decisione a chi paventa di prendere decisioni. faceva intendere che i nemici non erano più gli angloamericani ma i tedeschi, cioè gli alleati del giorno prima. Un manifesto con la data di oggi, firmato maresciallo Kesselring, sarà affisso domani sui muri delle case: “1) Il territorio dell’Italia a me sottoposto è dichiarato territorio di guerra. Questa mattina sono venuta a dare un’occhiata alla mia ditta. Abbiamo chiuso in fretta, per evitare maggiori emozioni ho preso un tram che mi portasse vicino a casa senza passare da piazza San Marco, in questo primo momento abbiamo paura di loro e forse la paura non è infondata. Anche la Lombardia e l’Emilia sono totalmente occupate”. Firenze è in mano ai tedeschi. 5 Per la Memoria 44 op si veda la giornata del 2 settembre. Dopo aver riflettuto mi presento al principe di Piemonte e gli dico: Altezza reale, è mia opinione che il recarsi in Sicilia sarebbe una decisione sotto ogni punto di vista deplorevole e, secondo ogni verosimiglianza, esiziale per l’esistenza stessa della monarchia; prego Vostra Altezza di voler comunicare il mio pensiero a Sua Maestà, informandolo che in tale eventualità io non lo seguirò a Palermo, ma farò ritorno a Roma, quali che ne siano le conseguenze”. Il comportamento del tutto straordinario di Ambrosio mi dava l’impressione che egli cercasse di convincermi che era deciso di continuare la guerra comune. Finalmente. Ho messo un lucchetto alla porta, fa poco ma io sono più tranquilla. L’armistizio è accettato. A palazzo Caprara a Roma, sede del ministero della guerra, arrivano in autoambulanza militare da Gaeta, dove sono sbarcati dalla torpediniera “Ibis”, il generale Maxwell D. Taylor e il colonnello William T. Gardiner, comandante e vicecomandante della 82a divisione aviotrasportata americana. A casa, o per lo meno in un posto tranquillo, a Brindisi e dintorni, sotto la protezione degli inglesi e degli americani, sono andati il re e il principe Umberto, Badoglio, tre ministri del governo, tutti gli ufficiali del Comando supremo e dello Stato maggiore. Egli mi assicurò che entro breve termine mi avrebbe riferito sulla riunione da lui convocata, affermando che avrebbe svolto la propria opera per convincere tutti sulla necessità di attenersi agli ordini del Sovrano”. Il ministro de Courten telefona all’ammiraglio Bergamini: contrariamente a quanto ordinato alle 13.30 (autoaffondamento delle navi al segnale convenuto) l’ordine del governo e del re è ora di trasferire le navi a Malta. 16 Mario Vercellino della quarta armata, Mario Arisio della settima, Mario Robotti della seconda. Interessante è una nota che il generale Rossi mette in calce: “Non ricordo se la Memoria 44 contenesse gli ordini particolari per questo compito (agire con grandi unità contro le truppe tedesche) o se ne accennasse solo genericamente, riservandosi Roatta di precisarli a voce, come di fatto poi fece”. Ma di chi è stata la responsabilità di lasciare Roma? – I morti militari sono stati 291.376, di cui 204.346 prima dell’armistizio (66.686 morti in battaglia o per ferite, 11.579 dispersi certificati morti e 26.081 morti per cause non belliche) e 87.030 dopo l’armistizio (42.916 morti in battaglia o per ferite, 19.840 dispersi certificati morti e 24.274 morti per cause non belliche). Stamani ha riunito prima i generali e gli ufficiali superiori: si mettano tutti in abito civile (lui l’ha già fatto) e se ne vadano; ma con prudenza, non con le auto militari13. Perché? – I morti per settore di servizio: esercito: 201.405, marina: 22.043, aviazione: 9.096, forze coloniali: 354 cappellani: 91, milizia fascista: 10.066, forze paramilitari: 3,252, non indicati: 45,078. Ma nella mattinata la situazione si chiarisce. Spellature al dorso e qualche foro. Davvero non erano state date direttive? Gli esposi l’andamento della riunione svoltasi presso il Sovrano che si era chiusa con il suo ordine di eseguire fedelmente le dure clausole armistiziali; gli accennai dell’incontro avuto con il capo di stato maggiore generale e dell’esistenza di un documento (il Memorandum di Quebec) dal quale risultava essere questa la via per dare possibilità di vita e di ripresa al popolo italiano . – mattina. Proudly powered by WordPress | Theme: Content by SpiceThemes. Non so che cosa ci riserverà l’avvenire a noi e a voi. Sebbene Eisenhower non abbia indicato alcuna data, si accredita l’ipotesi che l’annunzio dell’armistizio avvenga il 12. Con la politica di Badoglio (“la guerra continua”) intesa fino all’assurdo a non far capire che le alleanze erano ribaltate, si è sicuri che il senso del 111 c.t. Gli abiti civili – pantaloni e giacche rimediate alla meglio – glieli danno gli abitanti del quartiere14. Il generale era nella sala della mensa ufficiali nel palazzo Manni sulla rocca di Orte. In esso sono valide le leggi tedesche di guerra. Ad Algeri il generale Castellano presenta il promemoria di Ambrosio a Eisenhower, che respinge le controproposte: non c’è più tempo per cambiare i piani operativi. È col Comando della difesa di Roma: “Si combatte alle porte di Roma. Ogni sera e per essere più giusti ogni momento, tormentiamo la radio per avere delle notizie: Roma in mano di questo e di quello, ordini e contrordini, Milano in guerra, i Bal­cani il punto per me più interessante che mi fa ascoltare senza fiato quel po’ che ci dicono. La seduta è chiusa. Please try again. Già il 26 luglio, a meno di ventiquattro ore dall’arresto di Mussolini, Hitler ha riunito i suoi più stretti collaboratori nella sua “tana del lupo” a Rastenburg e ha proposto l’arresto del re, di Badoglio e anche del principe Umberto, quello che lui chiamava il “bambino”. Il telegramma di Castellano genera perplessità al Comando supremo: l’impossibilità di dare un preavviso di 24 ore potrebbe significare che la proclamazione dell’armistizio è stata fissata prima di 24 ore, cioè domani 8; e comunque l’invito di Eisenhower a preparare d’urgenza la partenza del re non si concilia con la previsione che l’armistizio venga proclamato il 12, cioè fra cinque giorni. 20 Nel numero 4 della “Rivista militare“, luglio 1945. È la prima strage operata dai nazisti subito dopo la firma dell'armistizio ma è un evento dimenticato, che non si trova nelle pagine dei libri che raccontano la storia di quegli anni. Di lì a poco anche i soldati butteranno il grigioverde e si metteranno in borghese per non esser presi dai tedeschi, che con un carro armato sono a qualche centinaio di metri. Il generale Ambrosio telefona ai tre ministri militari (Sorice, Sandalli e de Courten) e li invita, a nome del re, a partire immediatamente per Pescara, per trasferirsi al Sud insieme al re, al principe Umberto, a lui Ambrosio e a Roatta. Il comunicato di Badoglio mette un freno, anzi un veto ad ogni azione offensiva. Per tutta la notte fra l’8 e il 9 da Orte si fanno diecine di tentativi per mettersi in contatto telefonico col centro, a Monterotondo col Comando di stato maggiore dell’esercito, a Anagni col Comando del Gruppo Armate sud, a Roma col Ministero della guerra. 14 Ancora nella testimonianza di Sergio Lepri; vedi nota 2. – Morti per teatro di operazioni: Italia: 74.725 (di cui 37.573 dopo l’armistizio), Francia: 2.060 (1.039 dopo l’armistizio), Germania: 25.430 (24.020 dopo l’armistizio), Grecia, Albania e Jugoslavia: 49.459 (10.090 dopo l’armistizio), Unione Sovietica: 82.079 (3.522 dopo l’armistizio), Africa: 22.431 (1.565 dopo l’armistizio), mare: 28.438 (5.526 dopo l’armistizio), altro: 6.844 (3.695 dopo l’armistizio). NETTUNIA 9-11 SETTEMBRE 1943: Quando le Camicie Nere difesero la cittĂ Nel cortile della villa Torrigiani si sono intanto raccolti gli ufficiali inferiori, i sottoufficiali, il personale di truppa, i piantoni, gli scritturali, i telegrafisti al completo. with the purchase of any eligible product. – 04.30. – mattina. Il generale Caracciolo aggiunge: “Non posso credere che al Comando dell’armata non siano state date direttive su quello che si dovrà fare o non fare, sul contegno da tenere verso i tedeschi”. Io andrò a Roma. Dopo un’ora di discussioni si decide di inviare un messaggio firmato Badoglio al generale Castellano a Tunisi perché lo consegni ad Eisenhower: è necessario rinviare l’operazione Giant Two e quindi anche la proclamazione dell’armistizio. Stamani alle 9 una loro delegazione si è presentata chiedendo armi, che sapevano essere numerose negli scantinati della villa; erano pronti – hanno detto – a difendere armati la città. Nei campi di concentramento tedeschi vennero dunque deportati circa 710 mila militari italiani con lo status di IMI (“Internati militari italiani”) e 20 mila con quello di prigionieri di guerra; 103 mila internati accettarono poi di prestare servizio per la Germania o per la RSI come combattenti o come lavoratori. Il governo Badoglio pare che sia rifugiato a Palermo. Li incoraggio a non disperare della sorte della patria. Sabato, 11 settembre 1943, ore 16. Lo scopo della missione è di imbarcare il re e il suo seguito, compresi i massimi capi militari, e portarli all’isola della Maddalena. Un’altra versione è del generale Francesco Rossi che nel settembre 1943 era sottocapo di stato maggiore dell’esercito (stava quindi con Torsiello): “interrompere a qualunque costo, anche con attacchi in forza ai reparti germanici di protezione, le ferrovie e le principali rotabili alpine”; “agire con grandi unità e raggruppamenti mobili contro le truppe tedesche, a cavallo delle linee di comunicazione”7; “raggruppare il maggior quantitativo possibile delle rimanenti truppe in posizioni centrali e opportune”; “passare a un’azione organizzata d’insieme, appena chiarita la situazione”. E, per molti (il re, Badoglio e quanti altri), il terrore di cadere in mano tedesca e forse di essere fucilati.. La posizione del governo e del Comando supremo è così spiegata dal generale Rossi19: “Il segreto doveva essere assolutamente mantenuto sulle trattative di armistizio”, “Non volevamo essere attaccati prima di aver preso i necessari accordi con gli Alleati”, “In un secondo tempo si sarebbe passati ad un’azione più generale, coordinata con quella delle grandi unità angloamericane”. Due avvertenze: alcuni messaggi e alcuni atti sono con evidenza dei tentativi più o meno accorti di depistaggio, intesi a ingannare i tedeschi, nella fallace convinzione che ci credessero; alcuni dati vengono da memorie e diari che sono stati scritti a distanza di anni dopo la fine della guerra e non sempre sono corrispondenti al vero; l’autore ha fatto il possibile per controllarli. L’8, a Orte, l’ufficiale tedesco di collegamento con la terza divisione corazzata tedesca, un certo Koch, ha chiesto a mezzogiorno di essere ricevuto per congedarsi. lo sono nervosa, tutto mi dà noia. Ho continuato a scrivere in questi giorni con una infinitesima speranza che qualcosa possa arrivare ma capisco che sono vane illusioni. Egli confermava che, intervenendo a operazione di sbarco appena iniziata e traendo profitto dall’inevitabile crisi di quella delicata fase, sarebbe stato possibile infliggere al nemico gravi danni. September 1, 1943 (Wednesday) Amon Göth, the Nazi commandant of the Kraków-Płaszów concentration camp, decreed that the Jewish prisoners would no longer be allowed to work in the factories in neighboring Płaszów, including the one operated by Oskar Schindler. Bergamini si dichiara sdegnato di non essere stato messo al corrente della situazione il giorno prima, quando ha parlato proprio col ministro, e chiede di essere esonerato dal comando in capo della flotta. Tirana resiste… ecco quello che dicono!! Toussaint non risponderà e abbasserà la cornetta del telefono: subito dopo il SIM intercetterà una sua comunicazione telefonica a Berlino: “La parola d’onore di Roatta era una parola d’onore italiana”. Roatta dice che si tratta di una “sfacciata menzogna della propaganda inglese”. La sera dell’8, tre giorni fa, il generale Caracciolo ha saputo della firma dell’armistizio poco prima delle otto, quando qualcuno gli ha dato notizia del comunicato che il maresciallo Badoglio ha cominciato a leggere alla radio alle 19.42. Cerchiamo di mettere in casa delle provviste di quel poco che si trova. 10 In “Le forze navali da battaglia e l’armistizio” nel supplemento della “Rivista marittima” del gennaio 2002. Settimo fatto: la mattina del 9 il generale Caracciolo perde ogni contatto con Roma, dove non trova più nessuno; viene però a sapere che i tedeschi hanno attaccato più o meno dappertutto e decide di “reagire”. Così il generale Caracciolo conclude il suo racconto e così, più o meno, finiscono le altre armate: la seconda a Susak in Croazia, la quarta a Sospel in Provenza, la settima a Potenza, l’ottava a Padova e così i Comandi in Sardegna e in Corsica. Tutti, escluso Ambrosio, criticano Badoglio per avere condotto le trattative tenendo gli altri all’oscuro. Oltre al re, dieci i presenti: Badoglio, Guariglia (ministro degli esteri), Ambrosio, il duca Acquarone (Ministro della Real casa), Sorice, Sandalli, de Courten, Carboni, De Stefanis (vicecapo dello Stato maggiore dell’esercito, al posto di Roatta), il maggiore Marchesi (aiutante di Ambrosio). Senza colpo ferire. A British colonel arrived and immediately met Campioni, who once more asked for diversionary actions, and for fighters to oppose the Luftwaffe . Strano. Badoglio telegrafa a Eisenhower per spiegare che il suo mancato annuncio dell’armistizio all’ora fissata (18.30) dipende dal ritardo con cui è arrivato (alle 16.45) il suo telegramma e dall’assenza di due dei tre segnali convenzionali che dovevano avvertire del giorno X; il servizio sull’attività nazista in Argentina (in realtà non trasmesso dalla Bbc) e un programma di musica di Verdi (in realtà trasmesso, ascoltato dal Servizio informazioni, ma non comunicato da Carboni al Comando supremo). Dopo essersi consultato con Badoglio, Ambrosio nega l’autorizzazione. – 12.00. 4) Gli organizzatori di scioperi, i sabotatori e i franco tiratori saranno giudicati e fucilati per giudizio sommario. Circa duecentomila riuscirono a scappare. – 01.00. “Entrano nel mio ufficio pallidi e silenziosi” scriverà il generale1.”Espongo loro qual è la situazione. All’altra richiesta risponde (“scoppiando a ridere” scriverà Castellano) che non può aderire al preavviso di 24 ore. – mattina. Please try again. Regia Marina - 8 settembre 1943 - royal italian navy in technicolor. *FREE* shipping on eligible orders. – sera. Quanto e di che cosa sono stati quindi informati i reparti dipendenti, cioè i reparti responsabili degli atti operativi, cioè le divisioni, i reggimenti, i battaglioni, oltretutto non tutti raggruppati ma sparsi nel territorio? Nient’altro. Un testo simile è ridicolo, più che inutile dopo la firma dell’armistizio; e il generale Caracciolo fa evidentemente confusione. In tarda serata qualcuno telefona da Roma: alle 18 il generale Calvi ha firmato la resa col maresciallo Kesselring. Aggiunse testualmente: ‘Io sono il maresciallo Badoglio ed io vi convincerò con i fatti che non era giusto non avere fiducia in me. *FREE* shipping on eligible orders. Ecco, qui sotto, questa specie di calendario, che mette in sconcertante evidenza la collezione di decisioni avventate o contraddittorie, di leggerezze, di sciocche furberie, di improvvisazioni, di pressappochismi, di insipienze, di incertezze, anche di atti di viltà, che hanno caratterizzato la dirigenza politico-militare di quei giorni e hanno portato al generale disastro che ha provocato tanti lutti e macerie. A Firenze il Comando dell’Armata è arrivato, bene o male, nelle prime ore di ieri: e ora, a Firenze, bisogna difendere la città. Il Comando supremo invia ai Capi di stato maggiore delle tre forze armate, con l’indicazione di massima segretezza, un documento chiamato Promemoria n.1: eliminare le batterie contraeree tedesche, far fuoco contro aerei tedeschi, interrompere le comunicazioni telegrafoniche tedesche, catturare o affondare navi da guerra o mercantili tedesche, impadronirsi degli aeroporti tedeschi o misti, mantenere il possesso degli aeroporti italiani e altri ordini per contrastare le forze tedesche.**. Un sunto ancora diverso è pubblicato in “Una nazione allo sbando” di Elena Aga Rossi (Il Mulino, 2003); è attribuito al generale Becuzzi, comandante della divisione Bergamo operante in Jugoslavia, e dice: “impedire con ogni mezzo ai tedeschi di occupare i territori da noi tenuti; mettere fuori i tedeschi con ogni mezzo e con la massima energia dai campi di aviazione; distruggere gli apparecchi, le installazioni e i campi stessi; distruggere depositi di carburante, magazzini ecc,; mettere fuori i reparti tedeschi isolati”. La strage rimossa. Sport a Tripoli. Continua il dibattito favorevole a rimettere in discussione l’armistizio; a un certo punto Marchesi legge il telegramma di Eisenhower delle 16.45 in risposta al telegramma di Badoglio ( “Nessuna vostra futura azione potrebbe più ridarci alcuna fiducia nella vostra buonafede e ne conseguirebbe di conseguenza la dissoluzione del vostro governo e della vostra nazione”). Che accadrà laggiù? – 08.00. Al Viminale il capo del governo maresciallo Pietro Badoglio, insieme al Capo di stato maggiore generale, generale Vittorio Ambrosio, riunisce il ministro degli esteri Raffaele Guariglia e i ministri della guerra, della marina e dell’aeronautica (generale Antonio Sorice, ammiraglio Raffaele de Courten e generale Renato Sandalli) e li informa delle trattative di armistizio ,”da tenere assolutamente segrete”. Passano e ripassano auto colonne intere, un frastuono assordante, continuo per la città. Non si sa dove sia né lo Stato maggiore né il Comando supremo. non coincide con quella del generale Becuzzi (“mettere fuori”, “impedire”, “distruggere”), né con quella del generale Rossi (“interrompere”, “agire”, “raggruppare” ecc.). – 23.00. Explore our selection of bestsellers, new releases, children's books, fiction, non-fiction, cookbooks and more. Prime members enjoy FREE Delivery and exclusive access to movies, TV shows, music, Kindle e-books, Twitch Prime, and more. Proprio stamani presto il generale Chiappi gli ha telefonato per dirgli che il palazzo del Comando è già in mano dei tedeschi e che lui stesso è praticamente in stato d’arresto. Caracciolo è il comandante dell’armata che ha il compito di difendere tutta l’Italia centrale, dalla Spezia al Garigliano, a sud di Gaeta, e da Recanati a Vasto, a nord del Gargano. Non so stare se ogni giorno non passo almeno un’ora qui: sono in pen­siero, non per il lavoro che non c’è, oggi basta tirare avanti, ma per tutto quello che di tragico c’è in aria. Il generale Francesco Rossi, sottocapo dello Stato maggiore generale telefona al suo capo, il generale Ambrosio, perché da Torino, dove si trova da ieri, torni subito a Roma. Sull’arrivo delle istruzioni fino ai comandi di divisione perfino il generale Rossi6 è scettico: “È ovvio che occorreva un minimo di tempo per la diramazione degli ordini, perché a mano a mano che si scendeva ai minori gradi bisognava dare ordini particolareggiati per passare alla pratica attuazione delle direttive superiori”. Non dà notizia delle trattative in corso per l’armistizio, “non avendo ricevuto al riguardo che notizie generiche sotto vincolo del segreto”; non dà copia del Promemoria n.1 del Comando supremo; non consegna ordini scritti; non parla del Memoriale Dick; prospetta un possibile colpo di mano tedesco per riportare il fascismo al potere. Il generale Rossi scrive9 che prima della firma dell’armistizio il Comando Supremo, cioè lo Stato maggiore generale, non ha impartito né alla Marina né all’Aeronautica istruzioni analoghe a quelle date all’esercito. Avrei però preferito, come soldato, una maggiore lealtà”. La Ricognizione strategica tedesca segnala un eccezionale convoglio navale alleato in partenza dalla Tunisia. Il generale Roatta dà un primo assenso, ma subito dopo lo ritira. La riunione termina alle 19 e all’ammiraglio Brivonesi, che vuole partire subito per il suo posto di comando a Taranto, Bergamini dice che non è necessario e che può partire la mattina dopo, prima delle 8. Rahn, venne ricevuto dal Re Vittorio Emanuele, onde presentare le sue credenziali. Del Promemoria n.1 l’ammiraglio Sansonetti, vice di Bergamini, dà un sunto molto sintetico dei contenuti, autorizzando i presenti a prendere appunti nei propri taccuini. È una giornata magnifica, è vero che nel venire a piedi per non passare dal centro sono caduta (benedette scarpacce) e ho tutto un ginocchio rovinato, ma questo è niente. Io: ‘Non do la colpa al popolo italiano, ma a quelli che hanno tradito il suo onore, e vi dico che questo tradimento sarà di grave peso sulla storia d’Italia’”. Una storia d'amore durante uno dei periodi più duri ed incerti che hanno cambiato le sorti della guerra e del mondo attuale. Poi il silenzio. Al silenzio degli storici, che riflette un silenzio collettivo. Del resto, qualche ora prima, a mezzogiorno, lo stesso Rahn, che era stato ricevuto dal re per le presentazione delle credenziali, aveva ricevuto le più ampie assicurazioni che l’Italia non avrebbe mai capitolato. – pomeriggio. – 18.45. Perché parte per andare a prender moglie. Il giorno dopo, il 9, l’ammiraglio Bergamini è morto sulla corazzata Roma, affondata a nord della Sardegna dopo un bombardamento aereo tedesco. La voce dell’armistizio era circolata nel pomeriggio. Giornate sempre piene di sgomento e di angoscia. Come sempre accade quando gli avvenimenti assumono una certa tragicità, tutti siamo oltremodo impressionati; anche l’Ada ha dovuto ricredersi della fugace gioia del primo momento e con­venire che è peggiore il rimedio del male. 76 likes. Il Comando supremo decide di inviare in aereo ad Eisenhower a Tunisi il generale Rossi, sottocapo di stato maggiore generale, con un messaggio di Badoglio in cui si chiede che l’annunzio dell’armistizio avvenga in concomitanza con un secondo sbarco alleato “il più vicino possibile a Roma” o almeno nelle coste di Gaeta, Formia, Terracina. Glielo ha detto per telefono il capo di stato maggiore del Comando difesa di Roma, colonnello Capitani: nella capitale la lotta è cessata e il generale Calvi di Bergolo ha trattato col maresciallo Kesselring la resa della città. La memoria 44 op (ricordiamo che lo Stato maggiore riteneva che l’armistizio sarebbe stato annunziato non l’8 ma il 12) è invece partita tra le 7 e le 14 del 2 settembre ed è arrivata nel pomeriggio al Comando della seconda Armata (in aereo a Susak), in serata al Comando dell’ottava (in aereo a Padova), nel tardo pomeriggio del 3 al Comando della quarta (in aereo a Sospel), nella notte fra il 3 e il 4 al Comando della settima (in auto a Potenza) e in aereo al Comando in Sardegna, la mattina del 4, in aereo, al Comando in Corsica; la mattina del 5, è stata consegnata a mano al Comandante della quinta Armata a Monterotondo. Queste pagine nascono da questa domanda e vorrebbero provare a dare una risposta. Centotrenta “fortezze volanti” bombardano Frascati, sede del Quartier generale del maresciallo Kesseling, che riesce a scampare al diluvio di 400 tonnellate di bombe. Le pagine del diario sono fra le tante raccolte da Patrizia Gabrielli, docente di storia contemporanea nell’università di Siena, in “Scenari di guerra, parole di donne”, pubblicato dal Mulino nel 2007. Primo fatto L’Ordine 111 c.t., cioè il documento più importante, è arrivato sicuramente per tempo. Il verbo “predisporre” significa “preparare in anticipo”. Le parole anzidette vennero pronunciate dal maresciallo Badoglio il 3 settembre, cioè il giorno nel quale egli firmava la capitolazione delle Forze Armate italiane.