I pazienti trattati con OPDIVO devono ricevere la scheda di allerta per il paziente e devono essere informati sui rischi associati ad OPDIVO (vedere anche ìl foglìo ìllustratìvo). I dati sui pazienti con cHL di età pari o superiore a 65 anni sono troppo limitati per poter trarre delle conclusioni su tale popolazione (vedere paragrafo 5.1). I pazienti avevano un performance status ECOG pari a 0 o 1 e sono stati arruolati indipendentemente dallo stato PD-L1 del tumore. (26,45; N.A. In tutti i pazienti trattati non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza ed il profilo di sicurezza complessivo di nivolumab è stato simile in tutti i sottogruppi. OPDIVO deve essere somministrato con cautela nei pazienti con compromissione epatica moderata (bilirubina totale da > 1,5 a 3 × limite superiore della norma [LSN] e qualsiasi valore di AST) o severa (bilirubina totale > 3 × LSN e qualsiasi valore di AST). Le curve di Kaplan-Meier per l’OS (con un follow-up minimo di 24 mesi) nei pazienti a rischio intermedio/sfavorevole sono mostrate nella Figura 11. I campioni di tessuto tumorale pre-studio sono stati sistematicamente raccolti prima della randomizzazione al fine di condurre le analisi di efficacia pre-pianificate secondo l’espressione tumorale del PD-L1. Vengono presentati anche dati aggiuntivi provenienti da 100 pazienti della Coorte C dello studio CA209205 che hanno ricevuto brentuximab prima e/o dopo ASCT. Meccanismo d’azione: Agisce come immunomodulatore, bloccando la proteina PD-1 (Programmed cell death 1), un recettore co-inibitorio espresso dai linfociti T attivati, necessario per eludere la … Le curve di Kaplan-Meier per l’OS sono mostrate nella Figura 1. La somministrazione di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab non deve essere ripresa mentre il paziente sta ricevendo dosi immunosoppressive di corticosteroidi o altra terapia immunosoppressiva. Segnalazione delle reazioni avverse sospette, La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Nivolumab ha mostrato un effetto numericamente inferiore sull’OS (HR 1,85; 95% IC: 0,76; 4,51); PFS (HR = 1,76; 95% IC: 0,77; 4,05) e ORR (9,1% vs 16,7%). I risultati relativi agli indici di crescita ed ai parametri teratogeni, neurocomportamentali, immunologici e clinico-patologici in tutto il periodo postnatale di 6 mesi sono risultati paragonabili a quelli del gruppo di controllo. La randomizzazione è stata stratificata in base allo stato PD-L1 del tumore ed allo stadio M (M0/M1a/M1b versus M1c). L’OS nei pazienti a rischio favorevole che hanno ricevuto nivolumab più ipilimumab rispetto a sunitinib aveva un hazard ratio di 1,13 (95% IC: 0,64; 1,99; p=0,6710). L’espressione tumorale quantificabile del PD-L1è stata misurata nel 79% dei pazienti nel gruppo nivolumab e nel 77% dei pazienti nel gruppo docetaxel. La sicurezza e l’efficacia di nivolumab 3 mg/kg come agente singolo per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico sono state valutate in uno studio di fase 2, multicentrico, in aperto, a braccio singolo (CA209275). Entrambi agiscono stimolando le cellule del sistema immunitario. f riportato anche in studi al di fuori dei dati aggregati. I pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi di polmonite quali alterazioni radiografiche (ad es., opacità focali a vetro smerigliato, infiltrati a chiazze), dispnea ed ipossia. La risoluzione si è verificata in 21 pazienti (91,3%) con un tempo mediano alla risoluzione di 2,1 settimane (range: 0,1-125,1+). Il flaconcino chiuso può essere conservato a temperatura ambiente controllata fino a 25°C nelle normali condizioni di luce ambientale fino a 48 ore. k Anemia è un termine composito che include, tra le altre cause, anemia emolitica ed anemia autoimmune. Vedere di seguito "Descrizione di reazioni avverse selezionate; anomalie di laboratorio". Ogni mL di concentrato per soluzione per infusione contiene 10 mg di nivolumab. La risoluzione si è verificata in 192 pazienti (72,2%) con un tempo mediano alla risoluzione di 11,6+ settimane (range: 0,1-126,7+). In caso di polmonite di grado 3 o 4, nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab deve essere interrotto permanentemente e devono essere iniziati i corticosteroidi equivalenti ad una dose di 2-4 mg/kg/die di metilprednisolone. Gentilissimo Dott. Tra i pazienti con espressione tumorale del PD-L1 quantificabile, la distribuzione dei pazienti era bilanciata tra i gruppi di trattamento. Questo studio includeva pazienti adulti con melanoma confermato non resecabile di stadio III o stadio IV. Sono stati esclusi dallo studio i pazienti con malattia autoimmune attiva, condizioni mediche che richiedevano immunosoppressione, carcinoma del nasofaringe ricorrente o metastatico, carcinoma squamoso a sede primitiva ignota, carcinoma delle ghiandole salivari o istologie non squamose (ad es., melanoma della mucosa), o metastasi cerebrali o leptomeningee attive. a Derivato da un modello a rischi proporzionali stratificato. L’attivazione scatena la riproduzione di un grande numero di linfociti B che si differenziano in plasmacellule, responsabili della produzione di migliaia di altri anticorpi. Il trattamento oltre la progressione di malattia definita su valutazione iniziale dello sperimentatore secondo i RECIST, versione 1.1 era permesso se a giudizio dello sperimentatore il paziente aveva beneficio clinico e riusciva a tollerare il farmaco in studio. Lo studio KEYNOTE 001 utilizzando … Sulla base della severità della miotossicità, nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab deve essere sospeso od interrotto (vedere paragrafo 4.2), e deve essere istituito un trattamente appropriato. A questo segue poi una seconda fase nella quale nivolumab in monoterapia è somministrato per via endovenosa a 240 mg ogni 2 settimane oppure a 480 mg ogni 4 settimane, come presentato nella Tabella 3. Negli studi clinici condotti con nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab sono state riportate reazioni severe all’infusione (vedere paragrafo 4.8). Confezione da 1 flaconcino. Il tempo mediano all’insorgenza è stato. Data della prima autorizzazione: 19 giugno 2015 Data del rinnovo più recente: Documento messo a disposizione da A.I.FA. In gran parte dei casi, le reazioni avverse immuno-correlate si sono risolte con una terapia medica appropriata. Sulla base del modello dose/esposizione che valuta l’efficacia e la sicurezza, non vi sono differenze clinicamente significative nell’efficacia e nella sicurezza tra una dose di nivolumab di 240 mg ogni 2 settimane o 3 mg/kg ogni 2 settimane. Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 0,5 mesi (range: 0,0-19,4). Il 22% dei pazienti aveva ricevuto una precedente terapia adiuvante. Nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab può alterare lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. GVHD ad insorgenza rapida è stata riportata con l’uso di nivolumab prima e dopo HSCT allogenico (vedere paragrafo 4.4). È noto che l’IgG4 umana attraversa la barriera placentale e nivolumab è un’IgG4; pertanto, nivolumab può essere trasmesso dalla madre al feto in via di sviluppo. b Non disponibile in quanto la mediana è instabile a causa del basso numero di pazienti e alla censura dei dati a un follow-up di 24 mesi, Probabilità di sopravvivenza libera da recidiva, Figura 7: Sopravvivenza libera da recidiva (CA209238). La misura di esito di efficacia primaria era l’ORR valutato da un IRRC. Casi di grado 2, grado 3 e grado 4 sono stati riportati, rispettivamente, nel 6,7% (30/448), 15,4% (69/448) e 1,8% (8/448) dei pazienti. Pembrolizumab è un farmaco a somministrazione endovenosa, con meccanismo di azione simile a quello del Nivolumab. La profilassi antibiotica deve essere utilizzata per prevenire le infezioni opportunistiche in pazienti che ricevono una terapia immunosoppressiva. d La frequenza delle reazioni avverse nella categoria patologie cardiache, secondo la classificazione per sistemi ed organi indipendentemente dalla casualità, è stata più alta nel gruppo nivolumab che nel gruppo chemioterapia, nella popolazione con melanoma metastatico dopo CTLA4/BRAF inibitore. Malattia veno-occlusiva epatica si è verificata in un paziente, che è deceduto a causa di GVHD ed insufficienza multi-organo. In assenza di dati, nivolumab deve essere usato con cautela in queste popolazioni e dopo aver attentamente considerato su base individuale il potenziale beneficio/rischio. (CA209141). La sopravvivenza globale può essere stata accompagnata da un miglioramento nel tempo dei sintomi correlati alla malattia e della QoL non specifica per malattia come valutata utizzando scale valide ed affidabili nel Functional Assessment of Cancer Therapy-Kidney Symptom Index-Disease Related Symptoms (FKSI-DRS) e il EuroQoL EQ-5D. La Tabella 7 riporta la percentuale delle reazioni avverse immuno-correlate nei pazienti che hanno interrotto permanentemente il trattamento per regime di dosaggio. mostrato un effetto numericamente inferiore sull’OS (HR 0,97 ; 95% IC : 0,48 ; 1,95) rispetto alla popolazione globale. a Basato su un modello a rischi proporzionali stratificato. maggioranza dei pazienti era di sesso maschile (75%) e bianca (88%) tutti i gruppi di rischio secondo Memorial Sloan Kettering Cancer Center (MSKCC) erano rappresentati, ed il 34% ed il 66% dei pazienti aveva un KPS basale compreso tra 70% e 80% e tra 90% e 100%, rispettivamente. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1. In considerazione delle potenziali reazioni avverse quali affaticamento (vedere paragrafo 4.8), i pazienti devono essere avvertiti di usare cautela nella guida di veicoli e nell’uso di macchinari finché non siano sicuri che nivolumab non interferisca sfavorevolmente su queste loro capacità. I pazienti nel gruppo nivolumab con espressione tumorale del PD-L1 per tutti i livelli di espressione predefiniti hanno dimostrato di avere maggiore probabilità di aumento della sopravvivenza rispetto a quelli del gruppo di terapia a scelta dello sperimentatore. Le misure principali di esito di efficacia secondarie erano la PFS e la ORR valutati dallo sperimentatore. Secondo i dati di sicurezza disponibili, queste diminuzione della CL non erano clinicamente significative. Il follow-up minimo era approssimativamente di 24 mesi. Uso di nivolumab in pazienti con melanoma con progressione rapida di malattia. Questo studio includeva pazienti indipendentemente dallo stato di PD-L1 del loro tumore. Rispetto a nivolumab in monoterapia, un aumento della PFS per l’associazione nivolumab ed ipilimumab è stato accertato solo nei pazienti con bassa espressione tumorale del PD-L1. Nelle analisi per sottogruppo, il beneficio di sopravvivenza rispetto a docetaxel non è stato dimostrato per i pazienti che non sono mai stati fumatori e per quelli il cui tumore presentava mutazioni attivanti di EGFR; tuttavia, a causa del piccolo numero di pazienti da questi dati non possono essere tratte delle conclusione definitive. La durata mediana della risposta era di 31,9 mesi (range: 1,4+-31,9) e 12,8 mesi (range: 1,3+-13,6+), rispettivamente. OPDIVO non deve essere somministrato per via endovenosa rapida o con iniezione in bolo. Nei pazienti trattati con nivolumab 1 mg/kg in associazione ad ipilimumab 3 mg/kg nel melanoma, l’incidenza di nefrite o disfunzione renale è stata del 5,1% (23/448). Nei dati aggregati di nivolumab 3 mg/kg in associazione ad ipilimumab 1 mg/kg nel RCC (n = 547), con un follow-up minimo di 17,5 mesi, le reazioni avverse riportate più frequentemente (≥10%) sono state affaticamento (48%), rash (34%), prurito (28%), diarrea (27%), nausea (20%). le risposte obiettive a nivolumab (in accordo alla definizione dell’obiettivo co-primario) sono state osservate nei pazienti con melanoma con o senza mutazione BRAF. Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicità embriofetale (vedere paragrafo 5.3). L’infusione di OPDIVO non deve essere somministrata per via endovenosa rapida o con iniezione in bolo. Un flaconcino da 4 mL contiene 40 mg di nivolumab. Casi di grado 3 sono stati riportati nell’1,6% (41/2578) dei pazienti. Se il paziente ha sviluppato la SJS o la TEN con l’uso di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab, si raccomanda l’interruzione permanente del trattamento (vedere paragrafo 4.2). Gli HR per la PFS per nivolumab vs. la chemioterapia erano 0,76 (95% IC: 0,54; 1,07) nei pazienti con espressione tumorale del PD-L1 ≥1% e 1,92 (95% IC: 1,05; 3,5) nei pazienti con espressione tumorale del PD-L1<1%. Le scrivo per conto di mio padre. b 25/100 (25%) pazienti nella Coorte C dello studio CA209205 presentavano Sintomi-B al basale. b Dati instabili a causa della limitata durata della risposta per la Coorte B risultante dalla censura. (≥ 1/1.000, < 1/100); raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000), molto raro (< 1/10.000); non nota (non può essere definita sulla base dei dati post-commercializzazione disponibili). I risultati di efficacia sono presentati nella Tabella 9. Dei 147 pazienti di questo gruppo che hanno continuato il trattamento nella fase di monoterapia, 47 (32%) hanno manifestato almeno una reazione avversa di grado 3 o 4 durante la fase di monoterapia. Un flaconcino da 4 mL contiene 40 mg di nivolumab. Per i pazienti di peso inferiore a 40 kg, il volume totale di infusione non deve superare 4 mL per chilogrammo di peso del paziente. In questo ambito i primi farmaci utilizzati sono stati nivolumab e pembrolizumab sia nelle istologie squamose sia negli adenocarcinomi, con rilevanti risultati. Dagli studi clinici registrativi nel NSCLC sono stati esclusi i pazienti con un performance status al basale ≥ 2, metastasi cerebrali attive o malattia autoimmune, malattia polmonare interstiziale sintomatica, ed i pazienti che avevano ricevuto, prima di entrare nello studio, immunosoppressori per via sistemica (vedere paragrafì 4.5 e 5.1). Il beneficio in RFS è stato dimostrato in maniera consistente nei sottogruppi di pazienti inclusi espressione PD-L1 del tumore, stato BRAF e stadio della malattia. Nei pazienti trattati con nivolumab in monoterapia, l’incidenza di anomalie nei test di funzionalità epatica è stata del 6,7% (173/2578). vitiligine, cute secca, eritema, alopecia. Sintomi-B erano presenti, al basale, nel 22% (53/243) dei pazienti nello studio CA209205. Il trattamento deve essere iniziato e seguito da medici specialisti, esperti nel trattamento del cancro. Nella popolazione con melanoma metastatico non precedentemente trattato, la frequenza delle reazioni avverse cardiache è stata più bassa nel gruppo nivolumab rispetto al gruppo dacarbazina. Tabella 9: Migliore risposta globale, tempo e durata della risposta (CA209037), Analisi aggiornata (follow-up di 24 mesi). Il 64% dei pazienti erano maschi ed il 98% erano bianchi. Diarrea e colite persistenti devono essere trattate con i corticosteroidi equivalenti ad una dose di 0,5-1 mg/kg/die di metilprednisolone. Casi di grado 2, grado 3 e grado 4 sono stati riportati, rispettivamente, nel 13,6% (61/448), 15,8% (71/448) e 0,4% (2/448) dei pazienti. Tabella 14: Risultati di efficacia (CA209017), Mesi (intervallo) 25,2 (2,9-30,4) 8,4 (1,4+-18,0+), Tasso (95% IC) a 24 mesi 15,6 (9,7; 22,7) Sono stati censurati tutti i pazienti, che hanno avuto progressione o che sono stati persi al follow-up, Mesi (intervallo) 25,2 (2,9-70,6+) 7,5 (0,0+; 18,0+), Tasso (95% IC) a 60 mesi 9,4 (4,8; 15,8) Sono stati censurati tutti i pazienti. La maggior parte delle reazioni avverse era da lievi a moderate (grado 1 o 2).